martedì 13 dicembre 2011

Pina


Aspettavo il film di Wim Wenders su Pina Bausch da molto tempo, e non sono rimasta delusa nelle aspettative..

L'apporto, molto molto più umano che tecnico di Pina Bausch alla danza, e più in generale a tutte le arti di espressione, si rispecchia nella sua opera che è immensa, silenziosa e totalizzante.
Nelle sue coreografie e tra le poche parole scelte per ricordarla, attraverso le testimonianze dei suoi allievi, colleghi, collaboratori, amici, si raccoglie questa impronta che traccia nelle sue luci l'idea della danza di Pina, un'azione che interviene quando la parola non basta.
Ma la parola non basta mai.

L'occidente è fatto di logica e di verbo. La danza era, prima dei grandi innovatori del 900, un orpello, un puro e perfetto tecnicismo d'espressione che codificava il movimento e l'eleganza. La ricerca del Tanztheater Wuppertal sta nel ritrasformare questo codice in espressione pura del sentimento, dell'emozione, dell'amore e del dolore, della gioia e della solitudine.

I ballerini, spinti alla continua ricerca dalla loro maestra, partono dal mondo alla ricerca di se stessi, dei loro limiti, delle loro spinte originali, per poi farle riaffiorare attraverso il movimento del loro corpo.

E' affascinante, come la ricerca degli attori delle emozioni primarie, come l'allenamento alla disciplina dei grandi marzialisti, come l'approfondimento della coscienza dei grandi asceti.

Un grande dono, quello di Pina Bausch e di chi, sotto la sua guida, si è messo su questa strada affatto semplice, fatta di dolorosa esplorazione del proprio limite, non solo fisico ma soprattutto cognitivo ed emozionale, scrivendo con i propri muscoli, sul palco e per la strada, le riflessioni sulla loro esperienza di conoscenza di se stessi, e dei mondi emozionali di chiunque.

Ho conosciuto questo personaggio per studio e ne sono rimasta impressionata sin dalle descrizioni letterarie. Vedere questo film è stato per me di grande appagamento, visivo ed emozionale.

Delicatissimo e forte nella descrizione anche Wim Wenders, che per stavolta - visti i contenuti - aveva anche molto poco da fare.