martedì 27 settembre 2011

domenica 25 settembre 2011

Carnage

Regia: Roman Polanski
Sceneggiatura: Roman Polanski
Cast: Kate Winslet, Christoph Waltz, Jodie Foster, John C. Reilly
Anno: 2011


Faccio difficoltà a scrivere dei capolavori, perché sulla perfezione c'è poco da dire.
Si definirebbe un "film da camera", che di per sé ha le sue insidie, avendo nella sua caratteristica principale la quasi insostenibile situazione, per un film, di svolgersi tutto in un unico ambiente.
Il cinema ha nelle sue carte gli assi dell'ubiquità, dell'assemblaggio di spazi e tempi, intere vite in 90 minuti e tanti mondi in varie bobine di pellicola. Quando si sceglie la formula del kammerfilm, insomma, si fa quasi teatro. E allora, è la sceneggiatura che deve essere di ferro, gli attori come mondi, devono affascinare, conturbare, convincere, dirigere le attenzioni, costringere le intenzioni. E la regia deve scegliere bene, coinvolgere e non stancare, trovare le angolature adatte in un ambito sin troppo regolare.

I personaggi che si contendono la scena sono quattro, due coppie di genitori che s'incontrano per parlare della zuffa dei loro due figli. Da un contesto di tanto cordiale quanto stridente clima di accomodamento di una situazione imbarazzante, l'atmosfera degenera scricchiolando prima, franando poi, nella più assurda delle scene di rottura della falsa cordialità borghese. Gli equilibri delle coppie si sversano l'una nell'altra, creando e disfacendo alleanze, e come uno strano balletto i fronti e le figure cambiano battuta dopo battuta, introducendo brevi ponti tra l'uno e l'altro, e poi mettendo tutti contro tutti.
Un intero mondo in una stanza.

Le uniche inquadrature esterne all'appartamento in cui si inscena il film, è il parco dove i loro figli prima si scontrano, e poi si riincontrano. Gli unici due momenti di verità della storia, si svolgono al sole.

sabato 24 settembre 2011

Pesami l'anima

Documentario breve della giovanissima Teresa Iaropoli, che racconta la storia di quattro donne - Valentina, Francesca, Giulia e Letizia - che hanno dovuto affrontare un discorso su se stesse e con se stesse, riguardo il loro corpo e il rapporto che esse avevano con lui.

La voce di queste testimonial del corpo è ferma e serena.
Corpi nudi in posa su sfondo nero si muovono lentamente, si toccano con le dita la pelle, la telecamera indaga i segni, le tracce di esperienze di vita diverse da quello che conosciamo solitamente rappresentate dagli schermi.
Le storie che s'ascoltano sono storie di donne che ce l'hanno fatta.
Hanno combattuto una lotta contro se stesse, contro le aspettative di cui il mondo le aveva gravate, eppure non ce l'hanno con la società, non provano rabbia contro quella convenzionale visione della bellezza, del "giusto" modo d'essere accettabili che le ha fatte soffrire tanto. Così tanto da coprire specchi, da nascondersi dentro vestiti abbondanti, da sfuggire gli sguardi, da annullarsi come persone, da procurarsi lesioni consapevolmente, da vomitare il cibo appena ingoiato, da temere i giudizi.
Hanno combattuto, portano le ferite delle loro guerre e adesso ci ridono su. Ridono di quello stesso mondo che le ha costrette alla lotta. Di quello stesso mondo che ancora lotta. Mentre loro sono oltre.

E quando cerchi, se non rimani fissato sulle sconfitte, le occasioni arrivano. E per loro, un altro mondo si è affacciato.
La cosa che (mi) colpisce di più, che (mi) fa comprendere bene quello che è stato il loro processo di spostamento della comprensione di se stesse, è che questo porto franco è stato quello dell'arte.

La cultura e la dimensione estetica non sono campi da lasciare fuori dalla propria sfera.
Ti aiutano a vederti in altri modi, in altri mondi.
Ti aiutano ad esprimerti, ed esprimendoti, a conoscerti.
Perché bisogna parlarsi.
Prima che parlare ad altri, bisogna parlare a se stessi, perché non ci conosciamo mai tanto bene quanto pensiamo.
E l'arte è un modo molto potente di ascoltarsi, di vedersi, di parlarsi.

 Mi piacerebbe che guardaste il lavoro di Teresa, e che lo votaste, se vi piace.

Lo trovate qui, in concorso sul sito di Via Emilia Doc Fest:
http://www.viaemiliadocfest.tv/film-Pesami-l-anima-sd-35.html

mercoledì 21 settembre 2011

Cose dell'altro mondo

Regia: Francesco Patierno
Sceneggiatura: Diego De Silva, Giovanna Cock, Francesco Patierno
Attori: Valerio Mastrandrea, Diego Abatantuono, Valentina Lodovini.
Anno: 2011

E' una bella commedia visionaria, apertamente ispirata a "A Day without a Mexican", un film del 2004 diretto dal regista Sergio Arau.

In un paesino del Veneto pieno di lavoratori extracomunitari in regola, si consumano giornalmente piccoli e grandi cliché di intolleranza in chiave comica. Il personaggio fulcro di questo malcostume diffuso è quello di Abatantuono, che interpreta un imprenditore di successo, direttore di un'emittente televisiva e anchorman della trasmissione opinionista di punta. Cattolico conclamato, promuove una vera e propria campagna xenofoba attraverso il proprio canale, anche se nel frattempo trae gli unici momenti di piacere con una prostituta africana per cui sembra anche nutrire una certa tenerezza, ed anche la sua attività impiega la metà della sua forza lavoro con lavoratori stranieri. Nel pieno del delirio di pubblica esposizione, durante una sua trasmissione, lancia un anatema pregando Dio di far scomparire tutti gli extracomunitari, rimandandoli a casa propria. Detto fatto, il suo desiderio sarà esaudito. Il giorno dopo la comunità finirà nel caos, priva di manovali, badanti, agricoltori e via dicendo...

La regia è pulita e non offre chiavi di lettura diverse da quelle della sceneggiatura, così com'è stesa e interpretata. Un buon Mastrandrea, equilibrato tra comico e drammatico, e un magnifico Abatantuono, che nel suo personaggio riesce invece a fondere i generi non smettendo, seppure nel suo estremismo, di sembrare addirittura realistico.
Chicca nella sceneggiatura la presenza della mamma Italia (interpretata da Sandra Collodel), smemorata affetta da alteriosclerosi, che al momento opportuno sa però riacquistare la lucidità per rimproverare il figlio Mastrandrea, incapace di prendere una posizione responsabile: "... Ma non ti preoccupare, non hai preso né da me, né da tuo padre. Noi non siamo mai stati così stronzi."

Una bella chiave di lettura per uno psicodramma collettivo, che coglie sul vivo un momento quale stiamo vivendo, mai più vero di così.

Da vedere con molto spirito, anche di riflessione.