venerdì 19 agosto 2011

Giulia non esce la sera

Giulia non esce la sera è una storia che non s’incontra facilmente, nel cinema italiano d’oggi. L’interpretazione ruvida di Valeria Golino ha reso bene questo strano personaggio che è Giulia, che ci incuriosisce e ci sorprende man mano che si svolge la storia, e in cui ogni donna con un minimo di sensibilità si può rispecchiare, con cui può condividere e – soprattutto – soffrire. Questa donna che è un tutto tondo, nonostante gli spigoli che la vita le ha messo addosso, tanto piena quanto sembra vuoto il personaggio di Mastandrea, svuotato dalla vita, dalla incapacità di essere sentimentale al di là dei propri libri, svuotato dalla disillusione di una vita che non ha nulla a che fare con la fantasia. Ed è come un contenitore vuoto quello in cui l’esperienza di Giulia si riversa, un ascoltatore muto e non sempre disinteressato quello di Guido, che l’osserva dall’inizio alla fine, fino a prendersi la briga di agire nella vita di lei, diventare attore e impersonarne i bisogni, le volontà, per creare una condizione che, paradossalmente, dovrebbe salvarla e che invece la getta in un’incurabile disperazione, l’ultima e la più grave della sua vita.
In questa storia costellata di pieni che si svuotano e vuoti che si riempiono, il delizioso cammeo della figlia di Guido, deliziosa e furba adolescente che rivela sempre il mondo con i suoi occhi in una chiave lucida e pregna d’ironia, non sempre consapevole, mai inadeguata.
La regia di Piccione è fluida, come l’acqua che imbeve e unisce la storia, e nella quale le varie vite si purificano, si azzerano, si mescolano, si mutano. L’acqua simbolo di rigenerazione e nuova vita, in questo film lo è un po’ per tutti, che s’immergono nelle proprie per vederne lo strato sommerso, prendere coscienza del lato buio, facendo tornare ognuno di loro sconfitto o vincitore. Nell’acqua l’immagine di mezzi busti al contrario che dimostrano un altro mondo, diverso da quello conosciuto, e in cui si materializzano personaggi della fantasia con felliniani espedienti, scompariranno in questa vita così reale, fuori dall’acqua, come per ricordarci che non bisogna mai dimenticarsi di una dimensione in luogo di un’altra, che il mondo onirico ci è indispensabile quanto quello reale, ma nessuno dei due è compiuto senza l’altro.
Il consiglio è quello di andare al cinema a vedere questo film senza conoscerne la trama, così, perché il titolo è azzeccato e pone quella domanda prima di tutte, prima del desiderio di conoscere qual è la storia, di quale genere, se fa ridere o meno, se ci piacerà oppure no. Non rovinatevi l’effetto sorpresa.

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