venerdì 19 agosto 2011

Frost/Nixon - Il duello

Il film prende vita dall’opera teatrale di Peter Morgan, che l’ha successivamente sceneggiato. E' la storia vera dell'appassionante dibattito televisivo durante il quale R. Nixon, ex presidente degli Stati Uniti ed unico presidente ad essersi dimesso prima della fine della carica, è stato intervistato sulla sua presidenza e ha ammesso le colpe che gli erano state imputate ma a cui non aveva mai risposto.
La struttura del film è solida, con un ritmo calzante che non cede mai il passo a rallentamenti, né a brusche accelerate. Risulta molto equilibrato e punta esattamente dove deve. La sua scrittura è eccellente sia in tempi che in modi filmici.
I personaggi, sia i protagonisti che quelli minori, sono caratterizzati con dovizia di particolari, nulla è lasciato al caso e lo spettatore viene portato per mano senza lasciare spazio a fraintendimenti: i protagonisti presentano peculiarità che ne fanno degli esseri umani completi, dotati di fermezza, di fragilità, di convinzioni e sentimenti, le loro intenzioni sono chiare sin dall’inizio, e i loro tentennamenti, comprensibili.
Si parla del processo mediatico più importante della storia della televisione (e, purtroppo e per fortuna, della storia politica americana), dove il presidente Nixon deve difendere la propria reputazione e allo stesso tempo cercare di lavarsi la coscienza delle numerose ombre che si stagliano sulla sua presidenza.
Non si possono indovinare le casualità infinite che portano un ex presidente degli stati uniti, dimesso per il coinvolgimento con un caso d’empeachment, a volersi misurare in un duello televisivo con un esponente dell’opinione pubblica americana (che neanche è un giornalista, ma un entertaintment-man abituato a condurre importanti talk show, ma non interviste politiche).
Il tratteggio del personaggio di Nixon è quello di un uomo caparbio, sicuro delle sue idee e del suo impegno, inquieto e combattivo come solo un uomo carismatico del suo calibro può essere, e profondamente contraddittorio per quelli che sono i suoi sentimenti verso il suo operato. Un uomo che ha fallito, che ha perso di fronte alla democrazia americana e alla sua inviolabilità. E’ quest’uomo che si presenta all’indagine, un uomo preparato a difendersi, ma anche completamente certo dell’incontestabilità del suo operato.
Le motivazioni del suo avversario sono ben più fragili, quelle della ricerca isterica di un po’ di successo personale e l'entusiasmo di misurarsi con un personaggio che tutti avrebbero voluto avere di fronte, defilatosi dalla carica più importante dello stato e mai indagato per le colpe a lui attribuite.
"Il duello" non sarà semplice, Nixon giocherà con tutta l'inesperienza del suo avversario, e gestirà a suo vantaggio le interviste per quasi tutto il corso delle trasmissioni, anche a causa dell'eccessiva superficialità dell'antagonista. La battaglia sarà pari solo quando Frost si renderà pienamente conto che non si sta misurando con una carica politica in declino - facile da abbattere - ma con un uomo che mette in gioco tutta la sua dignità, in cerca di una degna lotta, e volendo vincerla per riscattarsi.
Si impronta tra i due una dinamica specchio che sfiora il romanzesco, ma rende la trama più comprensibile. Il presidente è stimolato dal coraggio (e dall’incoscienza) del suo inquisitore istigandolo a sfidarlo, e a vincerlo. Frost gioca tutte le sue carte in quest’impresa, e sarà solo la sfida esplicita del suo indagato a far scaturire in lui quello scatto salvifico che gli permetterà di avere la meglio.
Ma la protagonista d’eccezione è, senza ombra di dubbio, la televisione. Quella che Nixon stesso dirà essergli costata la presidenza contro Kennedy, più efficace sullo schermo, è anche l’unica stanza-confessionale che raccoglierà la sua ammissione di colpa, e fotograferà il volto della sua sconfitta morale.
La stessa vittoria, però, corrisponde ad una ben amara consolazione, come ammetterà Jim Reston, il collaboratore di Frost dedicato all’indagine Watergate. La capacità che ha il mezzo televisivo di appiattire e semplificare la realtà, darà modo all’America di essere soddisfatta e sazia di un fotogramma esemplare di pentimento e ammissione, ma mai la colpevolezza di Nixon avrà un processo ed una condanna con una pena al seguito. Il Presidente è “sopra la legge” come sempre si è comportato.
Un film ben documentato, ampliamente curato sotto ogni dettaglio. Una riflessione sulla storia americana da parte di un cittadino statunitense che ha vissuto la presidenza Nixon e la presidenza Bush, così simili, come lo stesso Ron Howard afferma, per il complesso di delusione e di sfiducia nell’amministrazione americana che hanno lasciato alla fine della loro carica. Un film di rigenerazione ideologica? Una spinta nel credo nella democrazia statunitense sopra ogni suo rappresentante? Il film sulla confessione pubblica del presidente Nixon è anche un film di confessione pubblica di tutta l’America, che riconosce nel suo sistema grandi onori e grandi orrori.

Nessun commento:

Posta un commento